Shawn Layden (ex PlayStation): « Non preservare i videogiochi è criminale »

Quando un ex dirigente di PlayStation lancia l'allarme sulle derive della propria industria, vale la pena ascoltarlo. Shawn Layden, ex presidente di Sony Interactive Entertainment Worldwide Studios, ha espresso una critica lucida su due fronti: la consolidazione del settore e la preservazione dei videogiochi.
La consolidazione, una minaccia per la creatività
Layden critica la corsa a blockbuster sempre più costosi, che soffoca l'assunzione di rischi e la creatività. Mette in guardia contro l'ondata di acquisizioni: quando un piccolo studio viene assorbito da un conglomerato, la sua indipendenza creativa, e quindi la diversità del settore, viene messa a rischio. Segnala anche l'arrivo dei giganti tecnologici (Google, Netflix, Apple, Amazon) nel settore dei videogiochi come una possibile « minaccia esistenziale ».
La preservazione, un dovere trascurato
Layden giudica « criminale » la negligenza dell'industria in materia di preservazione. L'accesso ai titoli delle vecchie generazioni, sulle piattaforme attuali, resta molto limitato. Per lui, preservare non è solo una questione di cultura: significa permettere alle generazioni future di scoprire le opere del passato, così come si può leggere un romanzo del XIX secolo o vedere un film degli anni '30.
Questa testimonianza, che arriva dall'interno, si allinea con il quadro documentato dalla Video Game History Foundation: senza un obbligo chiaro, il patrimonio videoludico scompare.
Fonti: Push Square · Kotaku.
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