Preservazione: l'industria sta bruciando il proprio patrimonio?

L'industria del videogioco ha più di 60 anni di storia. Eppure, gli sforzi per preservare questo patrimonio restano drammaticamente insufficienti, al punto da chiedersi se il settore non stia, letteralmente, bruciando la propria memoria.
Numeri allarmanti
Uno studio della Video Game History Foundation (VGHF), condotto insieme alla Software Preservation Network, ha stabilito che l'87% dei giochi usciti prima del 2010 non è più disponibile commercialmente, solo il 13% lo è ancora. Alcuni riferimenti:
- Il Commodore 64 (1982), piattaforma di rilievo con circa 10.000 titoli, vede oggi in circolazione commerciale solo circa il 4,5% del proprio catalogo.
- Meno del 3% dei giochi usciti prima del 1985 è ancora disponibile.
Per giocare alla maggior parte dei classici, restano solo tre opzioni: possedere personalmente una collezione, ricorrere all'emulazione (spesso in una zona grigia dal punto di vista giuridico), oppure frequentare una rara biblioteca specializzata.
Il digitale non ha migliorato le cose
Si potrebbe pensare che la distribuzione digitale, dopo il 2010, avrebbe facilitato la conservazione. È vero il contrario: i titoli scompaiono dai negozi a un ritmo sostenuto, senza lasciare alcuna traccia fisica. Progetti comunitari come Delisted Games o Old Games Download cercano di documentare queste scomparse, ma sopperiscono a una mancanza che dovrebbe spettare all'industria e alle autorità pubbliche.
Un diniego istituzionale
Di fronte a questa constatazione, l'Entertainment Software Association (ESA), che rappresenta gli editori americani, afferma che l'industria sta facendo abbastanza, pur opponendosi regolarmente alle eccezioni che permetterebbero alle biblioteche di offrire un accesso a distanza ai giochi datati. L'ESA mette in evidenza donazioni occasionali (oltre 2.500 giochi affidati alla Library of Congress), ma il conto non torna: la preservazione non può basarsi sulla sola buona volontà di chi ha interesse a vendere prodotti nuovi.
Preservare non significa solo salvare i best-seller. Significa salvare la diversità di una cultura, comprese le opere minori, sperimentali, dimenticate, che costituiscono la ricchezza di un'arte.
Fonte: GamesIndustry.biz, « Video game preservation: is the industry torching its own legacy? »
Riferimenti ufficiali
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