Il gioco fisico eterno: la grande illusione

Nell'immaginario dei giocatori, la copia fisica è una garanzia di accesso eterno: il disco è a casa tua, nessuno può portartelo via. Questa convinzione, rassicurante, è in gran parte un'illusione dall'era delle console connesse.
Il disco non contiene solo il gioco
Oltre ai dati, un gioco moderno si basa su una convalida della licenza: un identificativo che la console verifica. Cosa succede se la politica di licenza cambia, o se un aggiornamento di sistema decide che alcune chiavi non sono più valide? La console può, tecnicamente, rifiutarsi di avviare il gioco, anche se i dati sono ancora sul disco, intatti.
«Il fisico è morto dal 2005»
Non è una figura retorica. Da quando le console sono connesse permanentemente, la PS3, la PSP, la Xbox 360, già a metà degli anni 2000, un produttore dispone dei mezzi tecnici per bandire un gioco a distanza, tramite il firmware e i suoi server, incluso un gioco che possiedi in scatola. Sul supporto figura un codice; il sistema potrebbe decidere di non eseguirlo mai più.
Questo non è mai accaduto su larga scala, ma è possibile da una ventina d'anni. In altre parole: la sensazione di sicurezza che dà il disco non corrisponde più del tutto alla realtà tecnica. La vera garanzia non è mai stata la plastica; è il diritto.
I giochi «semi-fisici»
Il fenomeno si aggrava con i giochi il cui disco contiene solo una frazione del contenuto: aggiornamenti massicci fin dal primo giorno, contenuti indispensabili da scaricare, patch senza le quali il gioco non funziona. Il supporto diventa un semplice biglietto d'ingresso, e il giorno in cui i server chiudono, spesso non vale più granché.
La domanda non è quindi «fisico o dematerializzato?», ma «quali diritti, e quali garanzie di durata, indipendentemente dal supporto?»
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